SEGGIOVIE SANTA CROCE - ALTA BADIA Badia - Dolomiti Superski - Alto Adige
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SEGGIOVIE SANTA CROCE
La casa paterna del Santo Giuseppe Freinademetz nell'Alto Adige è luogo di pellegrinaggio e di raccoglimento.

UN CINESE DALL'ALTO ADIGE, SEPP HOLLWECK SVD
É davvero fenomenale che una persona all'età di 27 anni, in un'età quindi in cui non ha di certo potuto ancora compiere niente di "speciale", abbandoni la propria patria e non ritorni più per tutta la sua vita, che sia poi così vicina ai suoi compaesani, che essi gli affidino i loro desideri e le loro preoccupazioni più profonde.
Giuseppe Freinademetz, nativo della frazione di Oies in Val Badia, è in tal senso un fenomeno. Come giovane sacerdote della diocesi di Bressanone si unì alla congregazione di Arnold Janssens appena fondata e partì nel 1879 per la Cina.
Nell'arco della sua vita non avrebbe più rivisto le sue amate Dolomiti. Nel 1908 quando arrivò l'annuncio di morte, nella sua patria si disse che era morto nel nome della santità.

Cenni storici. É oramai impossibile spiegare quando e perché si iniziò a chiedere la sua intercessione e a venerarlo come Santo. Tuttavia è sicuro che ciò scaturì fondamentalmente tra i suoi compatrioti, di gran lunga meno dalla sua congregazione. Nel 1919 la parte meridionale del Tirolo era passata dall'Austria all'Italia. Il Fascismo che stava per sorgere cercava di sopprimere la lingua e la cultura della maggioranza tedesca e della minoranza ladina.

Le minoranze. In questa opprimente situazione la popolazione prevalentemente contadina e profondamente devota, cercò la benedizione di un suo membro, di Giuseppe Freinademetz.
Per la maggioranza tedesca il fatto che egli provenisse dalla minoranza ladina non rappresentava un problema. Nelle montagne del Tirolo la convivenza pacifica dei diversi gruppi etnici non aveva mai rappresentato un problema. Durante la Seconda Guerra Mondiale, quando molti dovettero temere per la propria patria, si allargò ancora di più il cerchio di quelli che cercarono la protezione di questo missionario che aveva abbandonato la sua patria e cultura per servire Dio.

Un luogo di pellegrinaggio. Negli anni '60 la SVD prese in consegna a Oies la casa paterna di Giuseppe Freinademetz rimasta fino allora immutata. Essa diventò un luogo di raccoglimento e di preghiera tenuto consapevolmente semplice, ricercato inizialmente da persone provenienti soprattutto dalle vicinanze più prossime. Nel 1975 quando Papa Paolo VI beatificò Giuseppe Freinademetz, Oies venne consacrato un luogo di pellegrinaggio. A maggior ragione esercitano il proprio fascino il maestoso paesaggio montano delle Dolomiti e le condizioni semplici e tranquille di Oies.

Tantissime persone a pregare il santo. Oggi sono ben oltre 10.000 gli ospiti, oranti e pellegrini o che arrivano anche solo per caso a Oies, i quali si recano anno per anno in questo luogo, visitando la stube, recitando una preghiera nella camera da letto e presentando nel laboratorio di allora trasformato oggi in cappella le loro suppliche e i loro desideri al Santo.


SEGGIOVIE SANTA CROCE

Dalle annotazioni nel registro si può desumere che il cerchio dei veneratori del Santo di Oies si estende di gran lunga oltre i confini del Tirolo. É certamente importante il fatto che l'Alta Val Badia è località turistica e che per tale motivo molti visitino Oies soltanto per caso o per curiosità e restino commossi dall'atmosfera e trovino rifugio presso il Santo che ha passato qui gli anni della propria infanzia. Da sempre ci sono persone che trovano in questo luogo sacro secondo le parole del Santo ciò di cui hanno bisogno: "Come l'albero necessita della terra per trovare succo e sostentamento, così l'anima necessita dell'orazione!" Sorprende continuamente il numero delle persone, di tutte le età, che si incontrano a Oies in preghiera e meditazione.

Una nuova casa per pregare. É vero che la casa paterna è accessibile durante tutto l'anno: però la maggior parte dei pellegrini e degli ospiti arriva nel periodo fra aprile ed ottobre, cosa che alla fin fine è certamente anche riconducibile all'altitudine di 1.500 metri.
In inverno Oies sprofonda nella neve. Quando iniziarono ad arrivare in successione gruppi sempre maggiori di pellegrini, anche nel periodo estivo si ebbero continue difficoltà. La casa paterna e soprattutto la cappella nella cantina non bastavano più per l'afflusso dei pellegrini. Questo ha condotto all'idea di ingrandire adeguatamente il luogo di raccoglimento. La fattoria sottostante la casa paterna si prestò quale soluzione possibile.
Quando però risultò che l'edificio, una stalla in muratura con una sovrastruttura in legno tipica per questa zona, non si adattava per una simile trasformazione, i missionari verbiti incaricarono un architetto locale di realizzare i progetti per una nuova costruzione. Nel 1994 ebbe inizio la costruzione del nuovo centro di pellegrinaggio che fu inaugurato a Pentecoste del 1996 dal vescovo della Diocesi di Bolzano-Bressanone assieme al padre superiore Heinrich Barlage SVD.
Il fatto che la Provincia Autonoma di Bolzano abbia concesso un contributo rilevante per le spese di costruzione è un segno che anche i politici sanno quanto radicata sia la venerazione del Santo Giuseppe Freinademetz nell'anima della popolazione.
L'architetto nella propria progettazione si è lasciato suggestionare dall'idea centrale che il Santo Freinademetz sia stato un "costruttore di ponti" fra la sua patria europea e la Cina. La nuova costruzione porta quindi segni e caratteristiche immensi di queste due culture, come per esempio il "tetto piegato" ed il dominante colore rosso tipici per la Cina.

Un modello per i diritti delle minoranze. Proprio sulla soglia del nuovo millennio, nel momento in cui anche in Europa si aprono continue tensioni fra i popoli e le culture, un uomo come Giuseppe Freinademetz può essere una figura portante. Cresciuto nel chiuso della sua piccola terra, all'età di dieci anni ebbe il coraggio di lasciare la propria cultura ladina e di passare a quella tedesca, una cultura ed una lingua diverse, per poi da adulto abbandonare per sempre la propria patria.
In Cina trovò evidentemente più di una seconda patria; questo lo formulò egli stesso nella frase, che può essere intesa come riassunto della sua vita: "In paradiso non vorrei essere altro che un Cinese!".
Questo episodio può essere riconosciuto come manifestazione della fede: Egli, che abbandonò letteralmente tutto per servire una cultura straniera, non si alienò dalla propria patria, ma anzi fu ad essa ricondotto come nessun altro. Questo non vale soltanto per l'ambito delle aspirazioni personali. Non pochi altoatesini sono convinti, che il "loro" Santo abbia contribuito ad alleviare di molto le odierne tensioni etniche fra la parte della popolazione di lingua tedesca e quella di lingua italiana, e che sia merito suo il fatto che la piccola provincia autonoma possa servire a livello mondiale come modello per quanto riguarda i diritti delle minoranze.

La sua congregazione, la Società del Verbo Divino, ha riconosciuto come principio missionario il suo "passaggio" in un altro continente, in un'altra lingua e cultura.
Giuseppe Freinademetz ha vissuto questo principio in un modo tale che la Chiesa sta pensando di elevarlo agli onori degli altari.

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