Dalle annotazioni nel registro si può desumere che il cerchio dei veneratori del Santo
di Oies si estende di gran lunga oltre i confini del Tirolo. É certamente importante
il fatto che l'Alta Val Badia è località turistica e che per tale motivo molti visitino
Oies soltanto per caso o per curiosità e restino commossi dall'atmosfera e trovino
rifugio presso il Santo che ha passato qui gli anni della propria infanzia.
Da sempre ci sono persone che trovano in questo luogo sacro secondo le parole del Santo
ciò di cui hanno bisogno: "
Come l'albero necessita della terra per trovare succo e
sostentamento, così l'anima necessita dell'orazione!" Sorprende continuamente
il numero delle persone, di tutte le età, che si incontrano a Oies in preghiera e
meditazione.
Una nuova casa per pregare. É vero che la casa paterna è accessibile durante tutto l'anno: però la maggior parte
dei pellegrini e degli ospiti arriva nel periodo fra aprile ed ottobre, cosa che alla
fin fine è certamente anche riconducibile all'altitudine di 1.500 metri.
In inverno Oies sprofonda nella neve. Quando iniziarono ad arrivare in successione
gruppi sempre maggiori di pellegrini, anche nel periodo estivo si ebbero continue
difficoltà. La casa paterna e soprattutto la cappella nella cantina non bastavano
più per l'afflusso dei pellegrini. Questo ha condotto all'idea di ingrandire
adeguatamente il luogo di raccoglimento. La fattoria sottostante la casa paterna si
prestò quale soluzione possibile.
Quando però risultò che l'edificio, una stalla in muratura con una sovrastruttura in
legno tipica per questa zona, non si adattava per una simile trasformazione, i
missionari verbiti incaricarono un architetto locale di realizzare i progetti per una
nuova costruzione. Nel 1994 ebbe inizio la costruzione del nuovo centro di pellegrinaggio
che fu inaugurato a Pentecoste del 1996 dal vescovo della Diocesi di Bolzano-Bressanone
assieme al padre superiore Heinrich Barlage SVD.
Il fatto che la Provincia Autonoma di Bolzano abbia concesso un contributo rilevante
per le spese di costruzione è un segno che anche i politici sanno quanto radicata sia la
venerazione del Santo Giuseppe Freinademetz nell'anima della popolazione.
L'architetto nella propria progettazione si è lasciato suggestionare dall'idea centrale
che il Santo Freinademetz sia stato un "costruttore di ponti" fra la sua patria europea
e la Cina. La nuova costruzione porta quindi segni e caratteristiche immensi di queste
due culture, come per esempio il "tetto piegato" ed il dominante colore rosso tipici
per la Cina.
Un modello per i diritti delle minoranze. Proprio sulla soglia del nuovo millennio, nel momento in cui anche in Europa si aprono
continue tensioni fra i popoli e le culture, un uomo come Giuseppe Freinademetz può
essere una figura portante. Cresciuto nel chiuso della sua piccola terra, all'età di
dieci anni ebbe il coraggio di lasciare la propria cultura ladina e di passare a
quella tedesca, una cultura ed una lingua diverse, per poi da adulto abbandonare
per sempre la propria patria.
In Cina trovò evidentemente più di una seconda patria;
questo lo formulò egli stesso nella frase, che può essere intesa come riassunto della
sua vita: "In paradiso non vorrei essere altro che un Cinese!".
Questo episodio può essere riconosciuto come manifestazione della fede: Egli, che
abbandonò letteralmente tutto per servire una cultura straniera, non si alienò
dalla propria patria, ma anzi fu ad essa ricondotto come nessun altro. Questo non
vale soltanto per l'ambito delle aspirazioni personali. Non pochi altoatesini
sono convinti, che il "loro" Santo abbia contribuito ad alleviare di molto le
odierne tensioni etniche fra la parte della popolazione di lingua tedesca e quella
di lingua italiana, e che sia merito suo il fatto che la piccola provincia autonoma
possa servire a livello mondiale come modello per quanto riguarda i diritti delle
minoranze.
La sua congregazione, la Società del Verbo Divino, ha riconosciuto come principio
missionario il suo "passaggio" in un altro continente, in un'altra lingua e cultura.
Giuseppe Freinademetz ha vissuto questo principio in un modo tale che la Chiesa sta
pensando di elevarlo agli onori degli altari.